Kyudo - L’arte del tiro con l'arco
Kata di Kyudo video del M° Osamu Takeuchi (Hanshi, IX dan)
Influenze filosofiche e culturali
Il Kyudo è tra le più antiche e nobili discipline tradizionali giapponesi. In esso si riflettono le più importanti dottrine morali, filosofiche e religiose del Giappone (Shintoismo, Confucianesimo, Buddhismo), pertanto la via dell’arco deve essere considerata un metodo di realizzazione spirituale. Inoltre nel Kyudo è perfettamente espressa l’essenza della più autentica cultura giapponese con le quattro nozioni di bellezza che la caratterizzano:
MIYABI (eleganza)
MONO NO AWARE (sensibilità per le cose)
WABI (calma profonda)
SABI (sobrietà, purezza).
Certamente il Kyudo non può essere considerato uno sport. D’altronde la pratica di quest’Arte non consiste nel tirare semplicemente una freccia né cogliere il bersaglio a tutti i costi. Il praticante di Kyudo si inserisce in una vera e propria azione rituale scandita dalla respirazione in cui arco, tiratore e bersaglio sono una cosa sola. Per raggiungere questo risultato occorre realizzare la perfezione nella forma del tiro e, al tempo stesso, coltivare la purezza della mente, dal momento che l’arco, come un sismografo, rivela anche le più piccole emozioni e turbamenti. Il praticante di Kyudo deve sforzarsi di ricorrere ad una energia diversa da quella muscolare per tendere l’arco, e farà ciò con l’ausilio della respirazione profonda.
Elementi di tecnica e attrezzatura
Le azioni per l’esecuzione del tiro si sviluppano secondo una precisa sequenza (hassetsu), che stimola il praticante a ricercare un’armonia interiore ed esteriore; all’inizio l’arciere si pone davanti al bersaglio, quindi viene assunta la posizione di guardia, effettuando con estrema cura la presa dell’arco e della corda; quindi l’arco viene sollevato al di sopra del capo e lentamente aperto con un gesto calmo e sicuro, mantenendo il perfetto bilanciamento fra la tensione della corda e la spinta dell’arco. Giunti alla massima apertura si permane in questo stato di tensione senza intenzione, aspettando che lo sgancio sopraggiunga in modo naturale, quasi a sorprendere il tiratore. Il momento del rilascio è il culmine dell’azione ma l’attenzione dell’arciere deve proseguire anche dopo di esso; anzi, lo stato finale dopo il tiro è proprio il momento in cui viene manifestata la reale qualità del tiro, così come la vibrazione dopo il rintocco di un gong ne manifesta l’armonia del suono.
L’arco tradizionale giapponese ha conservato la sua bellissima forma allungata, asimmetrica, ed è privo di accorgimenti tecnici che ne facilitano l’uso. Lungo oltre due metri, è realizzato con una sovrapposizione di strati di bambù e legno di salice, mediante tecniche artigianali i cui segreti vengono tramandati di generazione in generazione.
