2009 IV Procesi Memorial Day

“… e d’Oriente … e d’Occidente”

Le nobili arti dell’arco e della spada nella cultura giapponese

Testo della conferenza del 3 Ottobre 2009 tenutasi a Viterbo, nella sala della Provincia

Introduzione. Il perché di un titolo. 

“… e d’Oriente … e d’Occidente” è il titolo scelto per la manifestazione, della quale il presente intervento costituisce la prima parte.
Abituati da troppo tempo al sistema dialettico che procede per contrapposizioni (di tifoserie, di fazioni, di partiti, di ideologie), si è volutamente recuperata nel titolo la vocazione della nostra grande eredità culturale classica, l’universalismo inclusivo, mirabilmente sintetizzato nella formula latina et … et. Ciò ad intendere una prospettiva ampia abbastanza da permettere accostamenti apparentemente impropri o impossibili, quali quello tra le nobili arti dell’arco e della spada giapponesi e l’eredità della nostra cultura, appunto. In tal modo si scoprirà che dietro le differenze etniche, storiche, culturali e sociali intercorrenti tra le nostre comunità e quelle del Sol Levante, gemma di continuo una realtà archetipica che sola permette il contatto, lo scambio o (laddove se ne abbisogni) il prestito e l’innesto. È solo grazie alla Tradizione, infatti, che le singole civiltà possono dialogare, comunicare e all’occorrenza aiutarsi reciprocamente.

Le nobili arti dell’arco e della spada giapponesi. Il tiro con l’arco (Kyudo) è tra le più antiche e nobili discipline tradizionali giapponesi. In esso si riflettono le più importanti dottrine morali, filosofiche e religiose del Giappone (Shintoismo, Confucianesimo, Buddhismo), pertanto la via dell’arco deve essere considerata un metodo di realizzazione spirituale.
Certamente il Kyudo non può essere considerato uno sport. D’altronde la pratica di quest’Arte non consiste nel tirare semplicemente una freccia né cogliere il bersaglio a tutti i costi. Il praticante di Kyudo si inserisce in una vera e propria azione rituale scandita dalla respirazione in cui arco, tiratore e bersaglio sono una cosa sola. Per raggiungere questo risultato occorre realizzare la perfezione nella forma del tiro e, al tempo stesso, coltivare la purezza della mente, dal momento che l’arco, come un sismografo, rivela anche le più piccole emozioni e turbamenti.Il praticante di Kyudo deve sforzarsi di ricorrere ad una energia diversa da quella muscolare per tendere l’arco, e farà ciò con l’ausilio della respirazione profonda.

Lo Iaido è l’Arte dell’estrazione della spada dal fodero con un movimento rapido e preciso, destinato contemporaneamente a rendere l’arma disponibile ed a fendere l’avversario con un solo movimento, nell’istante stesso in cui avviene il suo attacco. Il punto di partenza nella tecnica di
Iaido, infatti, è rappresentato dalla risposta all’attacco di un avversario, in conseguenza del quale la spada viene estratta. L’essenzialità e l’efficacia hanno caratterizzato molto presto una tecnica che è divenuta l’arte più sobria e più essenziale di tutto il Budo (insieme delle Arti Marziali) giapponese.

La spada (katana, token) nella cultura giapponese tradizionale occupa, come abbiamo detto, un posto centrale: ritenuta la stessa terra giapponese frutto di una spada di corallo divina immersa nelle acque, essa è l’arma tipica del samurai, dell’uomo d’arme, e simboleggiando ad un tempo l’anima e l’onore di un guerriero è tenuta ancora oggi nel massimo rispetto. Per il semplice fatto di adoperarne una, il samurai ha sempre sentito il dovere di attenersi ad un rigido codice etico, dal quale erano dispensati tutti coloro che non portavano la spada. Lo stesso termine samurai deriva significativamente dal verbo giapponese ‘servire’, ossia a dire che il portatore di una spada è anche il suo servitore.
In entrambe queste discipline, Kyudo e Iaido, è perfettamente espressa l’essenza della più autentica cultura giapponese con le quattro caratteristiche della bellezza che la caratterizzano:

Miyabi (eleganza), caratteristica dell’abbigliamento e delle movenze in entrambe le arti;

Mono no aware (sensibilità per le cose), evidente nel profondo rispetto nutrito per gli strumenti dell’arte, amorevolmente curati da una continua e intelligente manutenzione;

Wabi (calma profonda), che si lascia intuire dal corretto uso dell’energia nell’esplicazione di entrambe le arti;

Sabi (sobrietà, purezza), caratteristica particolarmente apprezzata, che si manifesta nella nettezza naturale dei movimenti, segno di una purezza di mente e del cuore.

Una tale ricchezza di sfumature relative alla spada appare immediatamente chiara nelle caratteristiche tecniche della lama, la quale deve essere tagliente, acuta, forte, infrangibile e lucente, tale quale l’anima di chi la impugna. Simbolo della forza celeste, in Giappone la spada è ritenuta figlia del lampo, e nell’arte dello Iaido sussiste ancora oggi il motto sayabakare itto, ‘con il fodero rimosso il colpo è immediato’, ad intendere l’impossibilità (o per meglio dire l’inappropriatezza) per una lama di stazionare fuori dal fodero senza muoversi e colpire, similmente a come avviene alla folgore che, uscita dalle nubi, non può non muoversi e subitaneamente colpire.

D’altronde da noi San Paolo parla del gladium spiritus, quod est verbum Dei (ad Eph. 6, 17) e similmente al Verbo di Dio che sfolgora nell’oscurità, così è la spada che esce dal fodero come una folgore di luce, o se si preferisce, come l’anima purificata deve accogliere in sé il Verbo di Dio e co-vibrare con esso, così tutte le caratteristiche della spada (gladius) devono essere quelle dell’anima (spiritus).

Lungi dall’appartenere solo alla cultura giapponese, anche in quella occidentale la spada è simbolo importante: attributo distintivo del cavaliere, impegnato nell’arte del combattimento ad un tempo esteriore ed interiore, essa trova un preciso punto di riferimento nel Cristianesimo, con le parole evangeliche «non sono venuto a portare la pace ma la spada» (Mt. 10, 34) e con gli ordini cavallereschi medievali, fortemente permeati di spiritualità, con esempi come Excalibur, la Durlindana di Orlando e la spada di Carlomagno, per finire alla vera ‘Spada nella Roccia’, visibile ancora oggi a Montesiepi presso Siena legata alla vicenda di S. Galgano.

Nell’Arco, la ricchezza di sfumature pertinenti alla bellezza sono percepibili nella sua forma asimmetricamente sinuosa e flessibile, che diventa vibrante dell’innervatura del filo (tsuru) innestato per caricarlo. Anch’esso, come la spada, gioca un posto importante nella nostra cultura: Apollo, Ercole, Ulisse.

Loro vestigia nella storia giapponese. 
Tracce di queste arti accompagnano la storia nipponica dai suoi inizi: “L’augusto Haya-susano-o sfoderò subito quella spada eccelsa che portava al fianco e si mise a tagliare e a sminuzzare il drago”. In questo mito di fondazione raccontato nel Kojiki (= “Antiche cose scritte”, il libro base dello Shintoismo giapponese) l’eroe primordiale tagliò poi la coda del drago rinvenendo la spada Tsumu-gari (= la ben affilata); la Tsumu-gari è uno dei tre gioielli (assieme allo specchio ed alla collana), veri e propri pignora (in Giapponese shinki), che ancor oggi la dinastia imperiale giapponese tiene in religiosa custodia e si tramanda di regnante in regnante.

Le arti marziali relative alla spada sono il Kendo (l’arte del combattimento con spade di bambù, chiamate shinai) e lo Iaido (l’arte dell’estrazione della spada, katana) che si praticano nei Dojo (luoghi di pratica).

Riguardo l’arco, significativamente, i primi documenti giapponesi non ne parlano dal punto di vista utilitaristico-militare ma da quello religioso-sacrale; l’arco fu anche il primo “strumento musicale accordabile” e data questa sua doppia valenza (strumento che poteva “colpire” a distanza tanto con una freccia che con il suono) fu considerato un oggetto magico nello shintô (la via degli dei), l’originale religione animistica della gente della tribù Yamato.

All’indomani della II guerra mondiale, gli invasori statunitensi chiudono in Giappone le scuole di guerra e proibiscono le arti corrispondenti. Solo di fronte ad una riorganizzazione che ricalcava lo schema federale delle discipline sportive le arti della spada e dell’arco ottennero il permesso di essere liberamente praticate. Ciò tuttavia influenzò profondamente il loro orientamento, prestando il fianco – come si trovarono a fare – ad interpretazioni di tipo “sportivizzante”. Analogamente, quel processo iniziato agli inizi del Ventesimo secolo di unificazione dei numerosi stili allora esistenti mediante la creazione di uno standard valido per tutti, culminò nell’istituzione della Federazione giapponese e di forme codificate, base della pratica e materia di esame, tra gli anni Quaranta e Cinquanta per Arco, tra gli anni Sessanta e Settanta per Spada. Contestualmente si è verificata la diffusione di entrambe le arti a livello internazionale.

Il senso della loro pratica oggi.
Nonostante subiscano oggi gli influssi via via più pesanti da parte delle discipline sportive da un lato, e delle ragioni finanziarie ed economiche dall’altro, le arti della Spada e dell’Arco giapponesi mantengono ancora un proprio patrimonio educativo, formativo e spirituale, cui è possibile attingere. Il senso della loro pratica oggi risiede nella possibilità di sottoporsi ad una disciplina la quale, grazie ai propri connotati dell’arte e della bellezza, può orientare il praticante al perfezionamento secondo natura delle proprie potenzialità, non disgiunte dalla sensibilità per tutto ciò che lo circonda.

Lo stato di quieta vigilanza interiore che in queste arti sboccia a seguito di una pratica corretta è esemplificato, in maniera apparentemente paradossale, come segue: accorgersi della caduta perfino di uno spillo ad una certa distanza da se stessi, senza che lo scoppio improvviso di una granata per quanto vicina possa nel contempo scuoterci.

Riccardo Garbini