Tokyo 2010 – Yabusame

Una visita a Kamamura

Durante il soggiorno a Tokyo, gli allievi dell’Accademia Romana Kyudo, accompagnati del maestro Katashi Okamoto di Iaido, hanno avuto l’opportunità di visitare il tempio di Tsurugaoka Hachimangu. Oltre alla statua in bronzo del grande Buddha è stato possibile visitare anche il Dojo di Kamakura.In questo luogo, piccola perla delle arti marziali nel parco del tempio, si è assistito ad esercitazioni di Kyudo di membri ed allievi giapponesi, nel Dojo superiore, ed allenamenti di Yabusame della scuola Ogasawara nel Dojo inferiore.

Yabusame

Particolarmente istruttive sono state le spiegazioni che il maestro Kanada ha gentilmente offerto ai membri dell’ARK che già conoscevano il tiro a cavallo giapponese, avendo precedentemente assistito a cerimonie di Yabusame, in Francia nel 1986 e a Kamakura nel 2007.
Da questo incontro viene qui di seguito riportata una breve relazione, risultato dell’intervista fatta a Kanada Sensei da cui si possono ricavare dati ed informazioni utili per conoscere i primi rudimenti di questa nobile arte marziale. Nel Dojo di Kamakura si allenano arcieri di Yabusame (stile di tiro con l’arco in cui l’arciere a cavallo, durante la corsa tira e colpisce tre bersagli in successione) utilizzando cavalli di legno costruiti appositamente ad arte sui quali il tiratore svolge tutta la sequenza del tiro poggiandosi sulle staffe, sistemando hakama e redini, con le frecce tenute nell’obi ed effettuando il tiro ad un bersaglio sul lato sinistro del cavallo. Sebbene la forma sia similare a quella del Kyudo, fra questo e lo Yabusame intercorrono notevoli differenze.
Per esempio, a differenza del Kyudo, in cui si tirano due frecce ad un solo bersaglio (ya ed otoya) nello Yabusame si tirano tre frecce a tre bersagli di tipo romboidale.  La freccia usata ritualmente ha la caratteristica di avere un puntale rotondo di legno la cui estremità è forata per far sì che nel momento in cui viene scoccata, emetta un suono.  Per questo letteralmente la parola yabusame significa “scuola del cavallo e della punta fischiante”.

Anticamente la freccia nello Yabusame aveva una doppia punta che ampliava la forza tagliente e come arma da guerra veniva costruita con la stessa tecnica con cui si fabbricano le katane, perciò lo scopo della freccia nello Yabusame a secondo degli usi è di tagliare o di colpire come nelle cerimonie rituali.
L’impennatura della freccia è generalmente doppia e simmetrica mentre in alcuni casi la freccia ha quattro penne di cui due sono molto più sottili.

A differenza del Kyudo in cui le due frecce sono dette maschio e femmina, (destrogira e levogira) nello Yabusame girano tutte nello stesso verso.
Anche la cocca è molto più profonda e larga per permettere un incocco veloce tra una freccia e l’altra durante la corsa a cavallo.

Nel Kyudo tradizionale ci sono otto movimenti di hassetsu che vengono eseguiti in modo ritmico e cadenzato, nello Yabusame i movimenti sono eseguiti di passaggio per velocizzare il tiro.
Kanada Sensei esegue a dimostrazione di quanto detto sopra il movimento unico che viene effettuato da uchiokoshi, quarto movimento di hassetsu, fino al kai, massima estensione del tiro prima del rilascio.


L’altezza della freccia in kai prima dello sganciamento è più bassa rispetto a quella del kyudo che è all’altezza della bocca.
La mano destra in kai è distante di almeno due pugni dalla spalla, posizione necessaria per via del copricapo o elmo indossato dal tiratore.
Per quanto concerne il guanto, anche questo è diverso da quello del Kyudo tradizionale, poichè non è a tre o quattro dita, ma a cinque.
Il guanto usato nello Yabusame dai tempi più antichi è di pelle morbida non rinforzata al pollice (boshi) facilmente indossabile da ambedue le mani.

In realtà i guanti dello Yabusame sono guanti da battaglia che servono sia per impugnare l’arco che la spada: infatti per qualsivoglia motivo l’arco non possa essere più utilizzato prontamente può essere impugnata la katana.
Durante il periodo Edo ai tempi dei Tokugawa, il pollice del guanto venne modificato e rinforzato ma solo per l’allenamento a piedi, in quanto con il boshi rinforzato non si possono tenere le briglie.
Come esempio vengono mostrati sia i guanti tradizionali, indossati da Ooba Sensei, sia quello di tipologia più recente ed in particolare un esemplare con pollice rinforzato con medio ed anulare di colore viola ad indicare il grado del tiratore.

Nel dojo di Kamakura lo stile praticato dello Yabusame appartiene alla famiglia degli Ogasawara che da circa 800 anni detiene il privilegio, trasmesso di generazione in generazione, di essere maestri degli shogun.
Il primo patriarca (soke) Nagakiyo Ogasawara è del 1162, e attualmente si è arrivati al 31° patriarca, Kiyotada Ogasawara, il giovane figlio del quale si allena in questo dojo.


Gli Ogasawara si sono distinti da sempre nella superba tecnica dell’arceria e in particolare di quella equestre.
Ma quello che ha contraddistinto maggiormente lo stile di questa famiglia è nell’aver sviluppato le arti marziali seguendo tecniche legate a rituali religiosi. La loro filosofia si basa sul concetto importato dalla filosofia cinese, della contrapposizione di yin e yang (in giapponese in e yo), cioè dell’equilibrio cosmico, dell’armonia e quindi della pace. Ovvero l’universo è espressione di un bilanciamento di forze in opposizione, visibile e invisibile, luce e ombra, il sole e la luna etc.
L’arciere di yabusame nel massimo della sua espansione in kai e nel rilascio hanare emette un canto composto da queste parole allo scopo di mettere in condizione se stesso di entrare in contatto con le forze dell’universo e vibrare con esso.
Gli allievi dell’ARK hanno avuto modo in questa occasione di assistere a un tiro a cavallo con l’emissione di questo forte e melodioso canto eseguito dagli arcieri durante l’allenamento.

Per maggiori informazioni sull’arte dello yabusame vedi l’articolo di Riccardo Garbini frutto del Convegno “La guerra, i Templari e gli altri cavalieri” che approfondisce il tema della cavalleria nell’estremo oriente in www.ilgentiluomogabino.it