Tokyo 2010 – Rikugien

Costruzione del Rikugien nel periodo Edo

Il Rikugien Garden di Tokyo fu costruito durante il periodo Edo (1603-1868) e precisamente nel 1695 sotto il quinto shogunato dei Togukawa.
L’inizio dell’epoca Edo risale in effetti nell’anno 1603 , quando Ieyasu Tokugawa assunse il titolo di Shogun . Il Bakufu (governo retto dallo shogun) si insediò nella città di Edo (l’attuale Tokyo), mentre l’imperatore rimase nella città di Kyoto: si venne così a creare una sorta di diarchia caratterizzata, con il passare del tempo, dal sopravvento del potere dello shogunato a discapito di quello imperiale. 
In questo periodo la società giapponese, estremamente chiusa per via della sua posizione geografica insulare, aveva grande timore dello scambio con le culture straniere. Plasmata in base ai modelli confuciani, chiuse le porte ai contatti con gli stranieri ed assunse inizialmente le caratteristiche tipiche di una società feudale e poi gettò le basi per la struttura sociale orientale moderna, nella quale ogni persona assume un preciso ruolo sociale e deve adempiere alla sua missione attraverso il lavoro.
Nonostante la politica di chiusura nei confronti del resto del mondo, l’agricoltura e l’economia, riuscirono a svilupparsi, grazie ad alcuni pilastri fondamentali, quali le proprietà familiari ed il principio di continuità generazionale. In questo modo vennero agevolati il recupero e la valorizzazione delle usanze e della tradizione giapponese culturale cristallizzando però le differenze di classe e limitando lo sviluppo del Paese con l’arresto parzialmente dell’economia e dell’arte.
Edo, diventando quindi il nuovo centro culturale e politico del Paese, in contraposizione a Kyoto, si espanse a dismisura superando il milione di abitanti verso la fine del Settecento.
Il quinto shogun del periodo Edo, Tokugawa Tsunayoshi dette il permesso di costruire il giardino Rikugien la cui opera venne eseguita dal daimyo Yanagisawa Yoshiyasu, signore territoriale alle dipendenze dello shogun, 
Il giardino Rikugien, che letteralmente significa il giardino dei sei poemi, come altri giardini paesaggio venne utilizzato per imitare le sei forme della poesia waka alla stregua del sistema poetico cinese di dividere il poema in sei parti. Famosi poemi waka sono stati fonte di ispirazione per disegnare le forme dei giardini paesagggio come il Rikugien di Tokyo.
Il giardino venne inaugurato nel 1702 e originalmente composti da 88 paesaggi ricavati dai poemi waka del tempo.
Dopo la morte di Yanagisawa Yoshiyasu che avvenne nel 1714 il giardino fu lungamente dimenticato fino al 1877 quando venne acquistato dal fondatore della Mitsubishi Corporation, Iwasaki Itaro che ne rivitalizzò 18 scene.
Attualmente è proprietà della città di Tokyo.

I poemi Waka

La parola waka significa poema giapponese. Il termine risale all’epoca Heian (794-1185) quando la cultura giapponese cominciava ad essere influenzata dalla tradizione cinese del Buddismo e del Taoismo.
I puristi del tempo utilizzavano la parola waka per descrivere la poesia scritta in giapponese da artisti giapponesi.
Gli waka sono versi molto brevi che contengono 31 sillabe e sono l’espressione dei sentimenti del popolo giapponese.
Questo tipo di composizione si sviluppò soprattutto negli ambienti aristocratici di corte e fu lo schema di poesia adottato nel periodo Heian andando a sostituire la poesia più lunga ovvero choka.
I temi che trattava la poesia waka erano la natura e l’amore, ambedue cari alla letteratura giapponese.
Valorizzata e coltivata nella storia dalle corti imperiali, la poesia waka fu oggetto di interesse da parte degli imperatori che si cimentarono nello scrivere poemi di cui sono rimaste antiche testimonianze.
L’imperatore Meiji, per esempio, era solito scrivere waka quotidianamente. Egli era chiamato il Saggio della Poesia e la sua raccolta di poesie ispirate dalla natura e l’amore (ben 100.000 composizioni) ricopre un ruolo importante dell’intera letteratura giapponese.


I giardini paesaggio giapponesi

I giardini giapponesi sono delle vere e proprie creazioni artistiche. La combinazione delle piante, dell’acqua, della sabbia, delle rocce celebra la bellezza della naturalezza di una forma artistica perfettamente costruita.
In essi vengono riprodotti in poco spazio i paesaggi naturali giapponesi, ovvero i monti, i laghi, le cascate etc. in dimensioni miniaturizzate.
Per questo i giardini paesaggio invitano alla meditazione e alla distensione.
I giardini paesaggio, considerati in giappone vere e proprie forme di arte si distinguono in tre categorie

I giardini Tsukiyama ovvero i giardini con colline

Laghetti, ruscelli, colline, pietre, alberi, fiori, ponti e sentieri vengono utilizzati per creare una riproduzione in miniatura di un naturale scenario che è tipico del paesaggio in Cina e in Giappone.
Il nome Tsukiyama deriva esattamente dalla creazione di artificiali colline.
Piccoli giardini vengono creati come se fossero osservati da una veranda di un tempio mentre i giardini più grandi sono delimitati da un circolare e tortuoso sentiero.

I giardini Karesansui ovvero i giardini con acqua

Questi giardini riproducono una paesaggio naturale in modo artificiale usando pietre, ghiaia, sabbia e a volte zolle di muschio per rappresentare montagne, isole, spiagge e fiumi.
I giardini Karesansui sono largamente influenzati dal Buddismo Zen e utilizzati per la meditazione.

I giardini Chaniwa ovvero i giardini del the

Costruiti per la cerimonia del the, questi giardini hanno all’interno una casa del the dove ancora oggi si svolge la cerimonia in ambiente esteticamente semplice in accordo con i concetti di base del sado (cerimonia del the).
Elementi caratteristici di questi giardini sono viottoli di pietre che portano alla casa del the così pure le lanterne di pietra (tsukubaki) e i bacini di pietra contenenti acqua dove gli ospiti si purificano prima di partecipare alla cerimonia.

 

Passeggiando all’interno del Rikugien… nel mese di novembre

Si direbbe che non sia la stagione più adatta per visitare questo suggestivo giardino ed invece a me è apparso in tutto il suo splendore e la mia vista è stata catturata dal colore rosso fuoco degli aceri accostato a quello verde intenso dei pini sempreverdi.
Ogni angolo del Rikugien è diverso e non ti stanchi mai di guardare, scoprendo sempre nuovi paesaggi: al centro un grande lago, intorno lussureggianti colline, sentieri, ruscelli e ponti sovrastanti da cui si può ascoltare il gorgoglio dell’acqua.

Io ho davanti a me, in una sintesi di paesaggi architettati ad arte, tutti gli aspetti della splendida natura del Giappone che abili artisti hanno riprodotto con amore e poesia.
Dopo aver lasciato strade percorse da auto ed alti palazzi, entro in questa oasi in un caldo pomeriggio di novembre. Dimentico subito quella che oggi è chiamata civiltà e vengo avvolta dal verde profumato dei pini e dal silenzio del parco.
Un grande ciliegio dai rami cadenti mi appare alla vista e, pur essendo privo di foglie, mostra la sua imponenza e mi lascia immaginare lo spettacolo che nel mese di marzo offre con il candore dei suoi fiori da fare illuminare anche la notte.

Percorro un sentiero che mi conduce al lago e incontro due case del The, la prima la Takini-no-chaya accanto alla quale scorre un piccolo torrente, appresso la Fukiage, più grande si affaccia sulla riva nord del lago.
Mi siedo vicino ad un piccolo chiosco dove si può gustare una tazza di Cha accompagnata da un delizioso dolce e ammiro la vista sul lago circondata da verdi colline. Il gradevole ed aristocratico profumo del Cha si unisce a quello del muschio che mi circonda, creando una piacevole distensione della mente.
Dopo una breve pausa riprendo il percorso del sentiero che porta ad una lieve altura dalla quale posso vedere l’intero parco, il lago, un’isola, i sentieri più interni grandi e luminosi ed altri scolpiti nel terreno boscoso.

Tra gli aceri e le conifere fioriscono camelie e magnolie. Si dice che il giardino del Rikugien abbia circa seimila alberi tra sempreverdi e decidui.
Mi fermo e sosto su una panchina di pietra per godermi la vista e mi accorgo che, sia per colore che per forma, non c’è una pianta uguale all’altra.
Nella via del ritorno incontro uno degli scenografici ponti sovrastato dal verde fogliame degli alberi: è il Togetsukyo. Questo ponte fa parte di una delle diciotto scene di un poema Waka, recuperate alla fine dell’800 dal fondatore della Mitsubishi Corporation, Iwasaki Itaro, che narra del percorso della luna che si eleva nell’oscuro cielo della notte mentre accanto in una risaia, una gru canta.

Passeggiando all’interno del Rikugien mi soffermo a guardare siepi finemente create dall’uomo, alberi di pino abilmente intrecciati e protetti con stuoie dai rigori invernali, lagune abitate da grandi carpe e graziose tartarughe.

Ecco, il mio percorso è finito e all’uscita mi ritrovo di fronte al grande ciliegio, signore del parco, e dopo averlo ringraziato e salutato come un vecchio amico che mi ha ospitato, rientro nella grande e rumorosa città lasciandomi alle spalle un paesaggio sognato che narra di natura e poesia.

Testo Maria Brugnoli – Foto Alessio Corazza ©